martedì, 05 gennaio 2010
Usmare d’inverno
 
Usmare l’inverno, rivoltando
brividi di nessuna certezza,
brivido via brivido, ma…poi,
come qualcosa rinato per errore;
come seme, sparito alla terra…
poi,
affacciarsi al dolore di ringhiera e
scucire , da tasche profonde, un petalo
infantile
che prevede una perdita finita,
qualcosa come un’ombra disadorna che
            ricama la vita
postato da: confessiogoliae alle ore 21:16 | Permalink | commenti (13)
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sabato, 02 gennaio 2010
La carissima amica Donatella (colpa metafisica)mi ha riservato (sorprendendomi piacevolmente)
un ampio spazio

nel suo blog
http//parolenudesplindercom

Una intelligente  selezione di miei scritti attende i commenti degli amici appassionati.

Grazie
postato da: confessiogoliae alle ore 21:35 | Permalink | commenti (5)
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mercoledì, 30 dicembre 2009
…E ti vado incontro
Potrei ricordare i tuoi schianti;
molte delle parole, di certo i rimpianti;
i giorni affastellati e dispersi,
potrei rammentare, e gli attimi                       sommersi;
prendere le distanze,
oh, si…eludere proprio
le consunte gioie.
Potrei…ecco, potrei graffiare
l’intonaco calcinoso delle ore,
tutte uguali,
tutte tratte dai telegiornali:
condotte da viandanti eleganti.
Il trionfo dell’apparenza o,
meglio, il tronfio dell’apparire
ma       se t’affretti      a sparire,
senza sparare,
indosso quello nuovo o,
almeno,
ho deciso        io         ci provo.
postato da: confessiogoliae alle ore 22:40 | Permalink | commenti (19)
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lunedì, 28 dicembre 2009
Solo un cielo neon
Si riduce a pagina scritta
il no alla vita,
come qualcosa rimasto impigliato
nella cerniera degli attimi,
la realtà sembra soccorrere
percorsi estremi.
…E tremi,       tremi,              fremi
d’impaziente ambizione,
nell’urgenza di respiro,
…qui,
col corpo
sotto un cielo duro,
avanzo da dimenticare:
   un palpito che non risponde.
postato da: confessiogoliae alle ore 22:32 | Permalink | commenti (26)
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sabato, 26 dicembre 2009
E
sarai vita
in questa vita mia,
una consegna di regali di natale,
da scartare vicini,
da sentire emozioni
nei ricordi futuri
avvenuti domani,
che appena scalfisco.
Ho ricevuto in dono, dall’amico Antonio Sangervasio, il prezioso libro di poesie “Inutile tentare con le tisaneEdiz. Stravagario, dal quale è tratta la perla che apre questo post….
ogni scritto è un bozzetto che abilmente ha la maturità precipua di bruciare con ardore, o trottare come un puledro di razza, senza briglia, nel silenzio assoluto ossequioso della ricerca dei fonemi giusti, avvezzi all’uopo del suo empatizzare la vita… Questo, nell’introduzione, afferma (trovandomi in simbiotica aderenza) la poetessa Irene Sparagna…
Un libro che mi ha convinto definitivamente del valore della poetica di Antonio, che ama centellinare la sua anima….
 
postato da: confessiogoliae alle ore 20:18 | Permalink | commenti (11)
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martedì, 22 dicembre 2009
Salviamo il presepe
 
Separo i suoni, giunti
con nuove brezze di tormento,
isolando fra essi
una nuova voce, canto
di desolante follia:
“Nascondete il presepe”.
 
Abolire lo stupore dei bambini;
calafatare la scafo del quotidiano da
infiltrazioni d’incantata poesia.
Rende acuta l’attenzione,
il dolore, e
la malinconia di care memorie
avvolte in eterni colori e profumi:
di mandarini ed emozioni.
 
Raccontare la magia di una storia,
dove fede e speranza, fra angeli e
pastori, valicano le frontiere
della più triste disgregazione umana:
cenotafio dei sentimenti.
Guardiamo da bambini il bambino
e il miracolo, che lo accoglie e scalda,
al culmine di strade innevate di gioia.
 
Coltiviamo la speranza
degli umili in cammino, su
strade da re, fra muschio
e sugheri, nel sapore della sorpresa.
Non ammazziamo il presepe,
il gusto della complicità, del
guardare dentro, fra luci
intermittenti e gesti importanti.
C’è un lungo viaggio, seguendo
la stella di un Dio povero nella
stalla, che non si perde
nel deserto dell’apparenza.


tratta da "Pareidolia",  di Ricci Stefano Giorgio. Edizione Il Filo
postato da: confessiogoliae alle ore 19:00 | Permalink | commenti (20)
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giovedì, 17 dicembre 2009
M’artiglia dicembre
 
Il provvisorio piombo di dicembre
trasfigura i campi ed i figli
pare che dagli artigli cali
un sangue d’istanti.
 
Tanto ho scritto sugli asfalti,
sulle frenate della vita che,
pure finita in sussulti,
percorre questa chiusa aggressione.
 
E’ nell’incupire di maschera,
udito il canto dei frantoi,
che il senno di poi s’insedia nella festa:
per risorgere, sono nato morto.
 
 
postato da: confessiogoliae alle ore 09:43 | Permalink | commenti (19)
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venerdì, 11 dicembre 2009
 
 
Adoperi la voce, per affermare
le ragioni del buio, rompendo
la luce della luna che sale, oltre i rami
d’un naufragio stellare.
 
Cancelli s’aprono ed è un gesto furtivo
che s’addentra nell’ansa serale
della nuda esistenza.
 
Pensa.
 
Pensa,  alla resistenza e
all’abbandono; all’invocato ricovero
d’arca inconscia; allo sfiorato declivo
di vampa ancestrale.
 
Ascolta.
 
Ascolta la voce plurale,
gorgogliante preghiera, che,
strappando alla sera la sosta,
ci desta dal gelo.
 
Il granito diviene pane
postato da: confessiogoliae alle ore 22:15 | Permalink | commenti (18)
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sabato, 05 dicembre 2009
La costruzione del buio
 
Non sappiamo indagare il buio,
forse per stupidità o per convenienza,
il nostro tempo cade in spontanee forre
cieco all’inaccessibilità di strade già percorse.
 
Era da tempo che non m’incontravo nello specchio
dei tuoi occhi, ed anche oggi mi confondo nelle
sgraziate labbra dell’apparenza, mi mancano le riscosse
promesse dei precipizi di cielo
                                               -che s’aprono sotto noi-
 
Abbiamo imparato, col senno di poi, a chiamarla sconfitta:
fingendo ipotesi o arrestando i sussulti; colmando distanze
per allontanarci o sbranandoci in astratti tumulti.
Ci volano gli anni e il torpore li lega in mute istanze.
 
Nulla più ci discerne,
un nulla che straripa,
nei distinguo del presente rimangono gli atti:
un’indagine d’azioni umane nel fluire d’eventi
nella costruzione del nulla finito.
 
postato da: confessiogoliae alle ore 20:50 | Permalink | commenti (20)
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sabato, 28 novembre 2009
Ha, la fame
 
Ha, la fame, occhi di bambino,
mani di banchiere e sere
consumate da mosche.
 
Non è tempo d’inganni: scure
s’abbatta sull’indistinto dio
che batte in tasca.
Chi, instancabile, sbigottisce nel dire,
o s’abbandona a disvalore di mediazione,
escluso l’amore rimane nell’Io
loquace di conquista:
solenne silenzio di vinto.
Ha, la fame, occhi di bambino,
mani di guerra e radici sotterra
senza respiro di lamento:
dentro le piaghe del giorno,
dentro le rughe del sonno.
 
postato da: confessiogoliae alle ore 19:46 | Permalink | commenti (19)
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