Salviamo il presepe
Separo i suoni, giunti
con nuove brezze di tormento,
isolando fra essi
una nuova voce, canto
di desolante follia:
“Nascondete il presepe”.
Abolire lo stupore dei bambini;
calafatare la scafo del quotidiano da
infiltrazioni d’incantata poesia.
Rende acuta l’attenzione,
il dolore, e
la malinconia di care memorie
avvolte in eterni colori e profumi:
di mandarini ed emozioni.
Raccontare la magia di una storia,
dove fede e speranza, fra angeli e
pastori, valicano le frontiere
della più triste disgregazione umana:
cenotafio dei sentimenti.
Guardiamo da bambini il bambino
e il miracolo, che lo accoglie e scalda,
al culmine di strade innevate di gioia.
Coltiviamo la speranza
degli umili in cammino, su
strade da re, fra muschio
e sugheri, nel sapore della sorpresa.
Non ammazziamo il presepe,
il gusto della complicità, del
guardare dentro, fra luci
intermittenti e gesti importanti.
C’è un lungo viaggio, seguendo
la stella di un Dio povero nella
stalla, che non si perde
nel deserto dell’apparenza.
tratta da "Pareidolia", di Ricci Stefano Giorgio. Edizione Il Filo